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Come viene prodotto il vino frizzante?

16 giugno 2020Autore: admin 113 views Nessun commento

Il vino frizzante può essere naturale o artificiale, cosa che vale anche per gli spumanti. Il frizzante naturale non prevede l’aggiunta di anidride carbonica, quando lo zucchero si trasforma in alcol, si interrompe la fermentazione per permettergli di continuare lentamente direttamente all’interno della bottiglia.

Infatti, l’anidride carbonica nelle bottiglia proviene dalla fermentazione dello zucchero che vino frizzantefuoriesce quando viene rimosso il tappo.

Il vino frizzante artificiale viene prodotto aggiungendo l’anidride carbonica tramite delle bombole di gas, per poi essere sottoposto a imbottigliamento isobarico, un sistema che crea la pressione uguale al vino che va imbottigliato al fine di evitare perdite di gas.

Vini frizzanti e spumanti naturali vengono prodotti col metodo Charmat o Martinotti, entrambi prevedono la rifermentazione del vino in autoclave. Per produrre, in particolare Champagne e Spumanti di qualità superiore viene usato il metodo Classico o Champenoise, in questo caso la fermentazione avviene all’interno della bottiglia.

Il metodo Charmat

Per produrre un buon vino frizzante naturale bisogna raccogliere l’uva almeno una settimana prima rispetto ai tempi tradizionali per i vini fermi. Questo permette di ottenere una gradazione alcolica che va da 9° a 12° per ottenere un buon frizzante. Poi si passa a uno dei metodi sopracitati, in questo caso illustriamo il metodo Charmat che è anche quello principale, fu brevettato da Federico Martinotti direttore dell’Istituto Sperimentale per l’Enologia di Asti e ripreso nel 1910 da colui che gli ha dato il nome.

Vengono preferiti vitigni aromatici come il Prosecco e il Moscato per i bianchi e il Brachetto e il Lambrusco per i rossi, poiché, dovendo stare a lungo dei contenitori potrebbero risentirne gli aromi naturali.

La seconda fermentazione può durare da 30 a 80 giorni. Nelle autoclavi il vino entro in contatto con i lieviti che possono essere: il Saccharomyces Cerevisiae e il Saccharomyces Bayanus. Lieviti naturali presenti in natura e utilizzati per la fermentazione, il secondo è adoperato anche per rifermentazioni e spumantizzazioni. Il primo è usato in particolare per le basse fermentazioni e per realizzare vini poco alcolici.

Il vino viene poi trasferito in autoclave per essere sottoposto a filtrazione iperbarica ed evitare eventuali perdite di gas. Il metodo permette di mantenere un residuo zuccherino maggiore e, quindi, vini più freschi e frizzanti. Infine, c’è l’imbottigliamento. È una fase delicata perché bisogna far attenzione per non perdere l’anidride carbonica ottenuta nelle autoclavi.

Vengono usate bottiglie diverse rispetto a quelle dei normali vini, in particolare, il vetro è più spesso e resistente per evitare possibili esplosioni e resistere alla forte pressione interna. Anche il tappo è particolare, è di sughero ed ha la forma di fungo, questo trattiene meglio la pressione e resto ben saldo grazie all’anello che lo circonda.

Vini frizzanti italiani

Tra i vini frizzanti italiani non possiamo non citare il Prosecco, vino bianco DOC prodotto in Veneto e in Friuli; Il Lambrusco, un rosso frizzante proveniente dall’Emilia Romagna; l’Asti Spumante DOCG vino dolce e frizzante prodotto dalle Uve Moscato; l’Alta Langa DOCS che può essere sia bianco che rosato prodotto da uve Chardonnay e Pinot Nero e il Brachetto d’Acqui, un vino frizzante realizzato in Piemonte.

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